Filippo diventa FILIPPO


Durante la mia carriera professionale, iniziata quando ero più giovane a Forte dei Marmi, ho avuto modo di incontrare e conoscere molte persone….. Oggi rientrata dal mio girovagare tra Italia ed estero ho “ritrovato” con piacere e affetto molti di coloro i quali durante la mia assenza hanno creato, inventato o dato vita a qualcosa, uno in particolare mi ha sempre toccato il cuore per la sua spontanea genuinità, gentilezza e bellezza ( per restare in tema)…. FILIPPO FELICE DI BARTOLA.

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In effetti mentre costruivo l’intervista, riflettevo che sono circa venti anni che conosco Filippo, io lavoravo in profumeria e lui in un ristorante famoso a Forte dei Marmi, ci incontravamo ogni giorno e di lui ho sempre conservato il ricordo del suo sorriso e la sua vivacità.  Filippo non è cambiato se non per il fatto che è diventato FILIPPO un ristoratore creativo e pieno di iniziative, ma rimasto fedele a se stesso, al suo essere, al suo sorriso, alla sua gentilezza e alla sua città: Pietrasanta. Sono molto felice di potervi raccontare la storia di Filippo, un caro amico, un imprenditore che attraverso una sfida con se stesso e con la sua timidezza, ha dato vita ad un ristorante che porta il suo nome (https://www.facebook.com/ristorantefilippo/?fref=ts)  ed ad un B&B (https://www.facebook.com/lecameredifilippo/?notif_t=fbpage_fan_invite)… Ma Filippo non si ferma qui ed è pronto per stupirci ancora…..

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Filippo Felice è il tuo nome, ma Filippo è veramente felice?

F:Filippo è Felice perché porto il secondo nome di mio nonno che era siciliano; la felicità è una condizione a cui tutti tendiamo, io sono felice quando riesco ad apprezzare chi mi circonda e quello che mi circonda

Come nasce l’arte del ricevere di Filippo e su quali insegnamenti ha basato la sua crescita ed il suo successo?

F: Premetto che non sono mai andato alla ricerca di successo in quanto tale, ma sempre e soltanto di ciò che il mio istinto (talvolta un po troppo irrefrenabile) mi suggeriva in un determinato momento o in una specifica situazione. Cerco di cogliere nell’attimo ciò che di fuggente c è e a farlo mio. Per quel che riguarda l’arte del ricevere, e ti ringrazio x aver usato la parola arte…,credo che dipenda da un insieme di elementi : innanzitutto mie origini siciliane, che in qualche modo mi aiutano nel donare ospitalità, tipica dei paesi partenopei, poi all’amore per questo lavoro, una totale dedizione che cancella ogni fatica e che gratifica, soprattutto quando l’ospite si sente veramente a casa sua.Credo che ognuno di noi abbia un talento sul quale ha il “dovere” di lavorare per alimentarlo e farlo crescere senza paura, perché è nostro ed è la parte predominante della nostra personalità.

Hai mosso i primi passi incerti nel mondo della ristorazione che in una località vacanziera come la Versilia, è un lavoro di grande sacrificio. Non esistono domeniche, non esistono feste e anche il vivere una vita sociale diventa un po’ complicato. I turni lavorativi sono lunghi, i clienti esigenti, ci vuole una grande passione e un grande spirito di sacrificio soprattutto in giovane età come quella in cui tu hai cominciato. Com’è nato l’amore per la ristorazione e quali strade a seguito, ma soprattutto credi che sia stato un lavoro formativo per la tua crescita?

F: Il mio lavoro è iniziato per caso quando mia zia mi chiese di darle una mano al bar dello stabilimento balneare che aveva in gestione; allora frequentavo le scuole medie, ero un ragazzino che non arrivava, in altezza, neppure alla macchinetta del caffè….eppure quell’ esperienza è stata una vera folgorazione. Ero timidissimo, non parlavo ascoltavo e basta, mi ritrovai a contatto con personaggi famosi ed esempio, o comunque con clienti che mi ponevano domande, quindi forzatamente dovetti lavorare sulle mie debolezze a tal punto da farle diventare il mio punto di forza. Il mio sogno da ragazzo era fare giornalismo,non certo ristorazione….non era proprio nei progetti….ma a farmi cambiare strada fu la delusione della maturità classica. Da quel momento, anche se un po’destabilizzato, abbandonai l’università e alla fine capii che la mia strada sarebbe stata la ristorazione.

Oggi hai 42 anni e un sogno realizzato nella città che ti ha dato i natali. “Da Filippo” è il tuo ristorante, il tuo cuore, il tuo IO. Come lo definiresti?

F: l ristorante si chiama “FILIPPO” senza la preposizione DA proprio perché è semplicemente la sintesi di me stesso, un locale sempre in movimento, che non si ferma mai e che si mette in discussione ciclicamente proprio come chi lo ha creato.

La sera quando chiudi il ristorante e rimani solo, ti capita mai di sederti e di guardare ciò che hai creato? Era esattamente ciò che volevi? In che cosa trovi che più ti rappresenti?

F: in effetti esiste un momento ogni sera, durante l’ attività lavorativa, in cui esco…mi appoggio alla parete di fronte al ristorante e lo guardo come attraverso l’ obbiettivo di una macchina fotografica, lo inquadro e scatto. Ripeto il gesto ogni sera per capire se sono soddisfatto, se sono sulla strada giusta o se devo aggiustare il tiro…. Guardando “FILIPPO” ne respiro ogni movimento ogni sensazione, ogni odore. Vivendo a pieno un’ attività, il rischio e quello di farsi travolgere dai ritmi e di perdere di vista il “cuore”, la storia, la filosofia, che nello specifico porta il mio nome. E’ fondamentale mantenere la concentrazione ed essere critici con se stessi e con la propria professionalità, non farlo è un errore che ad oggi, credo di non aver commesso. Dove “FILIPPO” mi rappresenta maggiormente? Quando lascio le redini in mano ai miei collaboratori e ricevo complimenti dai clienti: in quel preciso istante il locale, senza di me, mi rappresenta al meglio.

Sei un rinomato ristoratore, conosciuto anche oltre i confini versiliesi, qual’ è l’ingrediente principale del tuo successo?

F: Non penso ci sia un ingrediente fondamentale per avere successo; sicuramente lo si raggiunge con un lavoro duro e di squadra, nel mio caso passo mediamente 14 ore il giorno con i miei collaboratori, io da solo non sarei in grado di essere “FILIPPO”. Il mio team è capace di seguire i miei dettami ma anche di sapersi mettere in gioco e di innovare, essere seri professionisti in un un momento storico come quello in cui viviamo è fondamentale, ritengo che l’Italian Food  sia un motore importante per l’ economia del nostro paese e anche della località in cui opero.

Parliamo appunto della città che ti ospita: Pietrasanta. Culla della cultura, considerata la piccola Montmartre italiana, artisti famosi, famiglie blasonate e jet set internazionale.Credi che tutto ciò abbia funzionato da cassa di risonanza e che quindi un po’ del tuo successo lo devi anche alla cittadina che ti ospita?

F: Credo che inserirsi a pieno nel tessuto sociale di una città come Pietrasanta sia il segreto per potersi garantire anni di lavoro nel tempo a patto che se ne rispettino la cultura, l’artigianato e l’arte, beni di inestimabile valore. Mai potrei prescindere da quello che Pietrasanta mi offre, benché oggi dopo otto anni di attività, mi sento di poter ammettere che Pietrasanta, senza FILIPPO, avrebbe un motivo in meno di orgoglio.

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Hai da poco festeggiato gli otto anni di attività e ti sei fatto un regalo: quattro deliziose stanze di charme sopra al ristorante, un piccolo B&B per offrire ai tuoi clienti un ulteriore servizio esclusivo. Da Filippo gli ospiti possono trovare ristorazione e ospitalità l’uno nell’altro, come a casa, come in famiglia. Qual’ è il “fil rouge” che lega i due ambienti e quali emozioni regali ai tuoi ospiti che soggiornano presso la tua struttura?

F: Le camere sono un ulteriore sfaccettatura dell’ospitalità che offro; nate dalla volontà di mettere a disposizione dei miei clienti quattro deliziose camere, seguite e gestite con grande cura e dedizione da Barbara, mia cugina che lavora con me da circa 20 anni. Barbara conosce i miei pregi e i miei difetti come nessun altro, riesce a gestire il B&B con i medesimi requisiti che caratterizzano il ristorante: gentilezza, cortesia e tranquillità, il tutto condito con semplicità il fil(ippo) rouge che lega le due realtà.

Filippo è oramai un brand naming identificativo del luogo ma anche della persona, l’uno senza l’altro non potrebbero esistere. Sognando ad occhi aperti, Il passo successivo quale potrebbe essere, una linea di prodotti alimentari a marchio o una catena di ristoranti?

F: Ogni giorno quando mi sveglio mi chiedo se sono soddisfatto, lo sono, ma non mi basta. La maestra, quando frequentavo le scuole elementari mi diceva sempre che ero un perfezionista e che non mi accontentavo mai… è vero. Oggi a quasi 42 anni  posso affermare che “FILIPPO” è una realtà forte, ben radicata, riconosciuta a livello locale e anche dai  turisti. Il prossimo obiettivo sarà quello di creare un nuovo format, che è allo studio proprio in questi giorni, format che racchiuderà tutta la filosofia di  “FILIPPO” dalla ristorazione alle camere, al servizio catering ed….. una sorpresa…. work in progress! Ma la vera sfida sarà quella di creare un team di professionisti capaci di guidare la mia attività anche in mia assenza, questo il mio vero obiettivo:far diventare un piccolo ristorante una vera e propria azienda, con  regole ben precise e con sempre più alti standard qualitativi.

Tutto ciò che hai creato è tuo, con chi condividi il tuo successo?

F: tutto ciò che ABBIAMO creato lo condivido con  i miei collaboratori e con miei ospiti, senza i quali FILIPPO sarebbe solo Filippo.

Hai dichiarato che per te è necessario rifuggire da ogni qualsiasi forma di noia (condivido pienamente), ma in realtà ogni lavoro è fatto di una parte ripetitiva, una routine quotidiana, spesso tecnica, fare la spesa ad esempio. Come fai a non annoiarti e in quale parte del tuo lavoro “respiri” la vitale creatività che scaccia via la noia?

F: In realtà la spesa è l’aspetto più stancante, ma più bello. Mi diverto nel vedere l’ espressione stupita dello chef quando rientro con la spesa e gli porto un ingrediente o un prodotto inaspettato, è davvero fantastico. La creatività la traggo dai suggerimenti dei clienti e soprattutto facendo molta ricerca sia all’estero che in Italia, amo girovagare in cerca di nuovi stimoli culinari.

In un paese di modeste dimensioni come Pietrasanta vi sono molti ristoranti, anche famosi. Perché le persone scelgono  “FILIPPO”?

F:Pietrasanta è una città che offre molto: turismo internazionale in ogni stagione, ricca di eventi culturali e artistici, meta del jet set internazionale. Il perché i clienti scelgono “FILIPPO” andrebbe chiesto direttamente a loro, noi possiamo solo lavorare ogni giorno per soddisfare le loro aspettative, ospitarli in un ambiente elegante ma semplice, creativo ma tradizionale, forse è proprio per questo mix di cose che ci scelgono.

Ogni cliente che alloggia o mangia presso la tua struttura “porta via” qualcosa di te, un emozione, un ricordo, cosa in particolare?

F: Credo che ogni cliente porti via un pezzetto di tutti noi come ricordo… la nostra “semplicità” nell’offrire ospitalità.

Filippo oltre ad essere un ristoratore si diletta anche in cucina? Cosa ama cucinare in particolare?

F: Non mi diletto in cucina perché la “vivo” ogni giorno pur essendo l’ ambiente domestico che prediligo. Vivo molto in cucina ma non amo cucinare, se non piatti semplici. Ma se invito ospiti c è qualcuno che cucina….e bene!

Nel sito che descrive il tuo ristorante affermi che: “cucinare è come amare… o ci si abbandona completamente o si rinuncia’. Tu senz’ altro ti sei abbandonato alla cucina, ma all’ amore?

F: Chi non si abbandona all’ amore rinuncia alla vita .Innamorarsi e vivere sono il motore della vita. Ho una vita privata che mi riempie il cuore, cerco di viverla con semplicità e con con grande onestà. (poi c’è il lavoro, che io vivo come amore…..quindi fai tu…)

Sei un giovane imprenditore hai ancora molta strada davanti e ancora molte soddisfazioni da raccogliere. Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi giovani come te che vogliono intraprendere la tua stessa strada?

F: Io ho fatto quella che si chiama “gavetta”;  forse sono uno degli ultimi della mia generazione, ho lavorato come cameriere di sala, ho avuto la fortuna di farlo in luoghi prestigiosi e ammetto che tutto ciò che ho imparato mi è stato utile, ho messo in pratica tutto. Ho sudato tanto, ho rinunciato a molto, ho sofferto la distanza dalla famiglia e dagli amici ….ma la passione per il mio lavoro mi ha sempre portato  oltre e mi ha fatto superare tutto questo nel migliore dei modi. Inutile dire ai ragazzi di oggi che con poco si impara, non è più cosi, oggi lavorare  al pubblico, anche nella ristorazione, richiede molta più formazione di un tempo, conoscere le lingue è fondamentale, essere informati sugli avvenimenti politici, sociali, culturali, conoscere i vini da abbinare al cibo e non per ultimo possedere educazione e rispetto. Lo stare a tavola oggi è un’esperienza, si esce per parlare, per fuggire dalla quotidianità, per evadere, per conoscere, per gustare, il buon ristoratore deve, lui per primo, gestire tutto questo ma anche avere uno staff dotato di strumenti necessari a svolgere il proprio lavoro e a dare  un ottimo servizio al cliente per farsi che il ricordo di un esperienza piacevole li induca a tornare. Detto ciò, ai giovani ragazzi che vogliono intraprendere la difficile strada della ristorazione, consiglio di avere ben salda la  testa sulle spalle, di avere coraggio e non ascoltare nessuno se non se stessi e la propria famiglia, ma soprattutto di credere per primi nel proprio sogno.

Grazie per questa intervista, vi aspetto tutti a cena da “FILIPPO”.

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Sono io che ringrazio Filippo, per essere stato disponibile al mio “interrogatorio” e di aver condiviso con me la sua storia.

BUON APPETITO!

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https://bebecherie.wordpress.com/2015/12/19/dolce-make-up/

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